La Mente, dietro le quinte

Esistono luoghi privilegiati in cui guardare e vivere sono la stessa azione.

Sedotta dalla fitta trama di relazioni che intercorrono tra la mente e la finzione, cerco conferme.

Guardare un film è “agire”?

Valicato il confine del mero svago, della distrazione, guardare un film è un “atto” possentemente immaginativo. Ma, concretamente, come accade che io possa provare una commozione quasi dolorosa vedendo sullo schermo un uomo che soffre? Fantasticando sui “come”, inizio a pretendere di più. E trovo le

neuroscienze:

questa meravigliosa dottrina spin-off di un mix tra numerose scienze esatte e psicologia che, senza perdersi in orpelli, sorge dalle ceneri delle fanfaluche sulla Mente conducendomi nel dietro le quinte popolato da personaggi dai nomi melodiosi come “assoni” e “sinapsi”. Siamo il risultato di impulsi nervosi: è la chiave di volta. E la risposta al mio quesito risponderebbe al nome di “neuroni-specchio”: la teoria spiega che nell’atto di esperire un’azione, come anche nell’osservare qualcuno che la vive, si attivano, almeno in parte, i medesimi circuiti cerebrali. L’immaginare o l’osservare qualcosa – un oggetto, una persona, un accadimento – attiverebbe dunque le medesime aree cerebrali coinvolte nel farne esperienza diretta. E le emozioni? Alcuni neuroscienziati parlano di “simulazione liberata” per spiegare il modo in cui il nostro cervello si relaziona ad un prodotto finzionale, come un film o una serie tv. In effetti, per sedurre lo spettatore, quella di libertà ed emozioni è una miscela geniale: guardando un film, di fatto, si è liberi di provare  – e si provano effettivamente, dunque – tutta la gamma di emozioni positive e negative possibili, senza che ciò implichi conseguenze concrete o rischi di sorta sulla propria persona, che “agisce” protetta da una certa “distanza di sicurezza”.

Mi pare quasi di trovare un fondamento scientifico alla vita del sognatore introverso: le ritrosie nel relazionarsi col mondo, la paura di confrontarsi con la sconfitta o correre il rischio di restare deluso, portano il timido sognatore, che non ha comunque rinunciato a vivere, a rifugiarsi nella dimensione finzionale – ma non per questo meno reale, o meno “agita” – della pagina scritta, o di un film. Agendo sulla realtà finzionale, l’uomo può concretamente esercitare l’azione che più lo libera dai rischi di un coinvolgimento potenzialmente deleterio: il controllo, l’assoluto dominio. Controllo che sfugge nel campo delle relazioni umane.

Vado oltre, e scopro un principio che spiega come in una situazione di stasi corporea – qual è quella esperita durante la visione di un film o la lettura di un libro – le nostre risorse neurali sono allocate in quantità maggiore, di modo che si intensificherà l’adesione emotiva. Principio che sento risuonare anche a livelli più simbolici: penso alla sensibilità di chi sa fermarsi, anche fisicamente, dinnanzi alla bellezza – di un quadro, come di un tramonto – densificando le emozioni, sentendo con ogni fibra ciò che guarda.

Ho sempre amato trovare intrecci d’amorosi sensi tra scienze e lettere e arte.

Da adolescente adoravo la fisica, eppure non sempre mi riusciva agile studiarla. La adoravo, e la forzai ad essere magia, per comprenderla meglio: andai in estasi quando scoprii che esisteva un fenomeno che portava il mio nome, di leggendaria memoria, Fata Morgana. Magia. Era la prova.

La magia nella verità, questo mi seduce: le neuroscienze dimorano lì, sul quel confine tra scienza e meraviglia, a raccontare il mistero che si cela dietro i nostri impulsi nervosi.

Verità, e bellezza: basterebbe un fugace sguardo alle “pennellate” della foto di copertina.

Quello, è il nostro cervello.

In copertina: Brain image (Photo/Courtesy of USC Stevens Institute for Neuroimaging and Informatics).

Qui, la fonte dell’immagine di copertina: https://news.usc.edu/77654/77654-usc-scientists-arthur-toga-paul-thompson-are-on-the-cutting-edge-of-brain-mapping/

Fonte delle riflessioni sul dialogo tra la teoria dei neuroni-specchio e il mondo finzionale ( segnatamente, il cinema): V. Gallese – M. Guerra, “Lo schermo empatico”, Cortina Editore.

18 pensieri su “La Mente, dietro le quinte

  1. Alessandro Gianesini

    Avrei dovuto fare il neuro-scienziato, lo sapevo! A quest’ora sarei in grado di levitare e scagliare palle di fuoco! 🤩
    … O forse ho interpretato male il senso che davi alla parola magia? 🤔

    Piace a 1 persona

      1. Alessandro Gianesini

        A volte mi faccio prendere la mano… il braccio… il corpo, la testa… tutto insomma! 😛
        (occhio che ho la tendenza a strappare dalla realtà anche gli altri in queste situazioni)

        Piace a 1 persona

      2. Alessandro Gianesini

        Sai, vero, che quando è stato aperto il vaso di Pandora i disagi che si sono manifestato nrl mondo erano bazzecole di fronte a questo invito a nozze? 😀

        Piace a 1 persona

      3. Alessandro Gianesini

        Qualcuno ha detto la parola che inizia con “no” e finisce per “zze”? Devi aver capito male. Oppure è stato Ego, è lui quello che fa casino… 😛

        Piace a 1 persona

      4. Alessandro Gianesini

        A volte ho la grazia di un elefante in una gioielleria, ma tu, per sicurezza, potresti fare un elenco di parole da evitare: non garantisco il risultato, ma almeno ci provo! 😉

        Piace a 1 persona

  2. Pingback: I signori dell’Apocalisse. Parte Prima – Chimere

  3. Pingback: Siamo quello che Facebook ci fa ricordare? – Chimere

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.