Massime e Pensieri

Cinque Pensieri, cinque frammenti al giorno, evocazioni fragili e silenti. Invocazioni che hanno il sapore aspro dell’ineluttabilità. Lampi fugaci di consapevolezza, come sferzate.

Diciotto. Dilacerarsi

Volere, non è abbastanza. Voler essere qualcosa, qualcuno, è la mera tentazione di un istante, e la pertinacia di quello che segue. Volere non equivale a voler conseguire. Cupi rimbrotti, silenti piagnistei, penoso autocommiserarsi tra divorante trascuratezza e gemiti repressi, tra dolente sopportazione e fugaci sfoghi belluini: cosa resta, dell’amore, tra simili macerie? A cosa …

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Diciassette. Mancanze

Scrivere, è gareggiare con Dio. Aspirare a sfiorare la vetta con la parola, simbolo della massima fragilità. Scrivere, è vomitare i propri rimorsi. Ed io, ho fatto indigestione di gesti mancati. Nel tempo libero, mi dedico al catastrofismo. E come fa un foglio a respirare oppresso da tutti questi segni neri? Bisogno di piangere al …

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Nove. Eternarsi

Mi aggrappo alla Pagina come si fa quando si sente che la Vita lotta, in noi, per abbandonarci. Vorrei, ma non sono di quegli esseri capaci di “evadere” dai propri drammi. Ho bisogno che un dolore mi logori fino a prendersi la parte più umana di me, e renderla bestiale. Dunque, viene la rabbia: istinto …

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Otto. Epifanie

La notte, i miei sogni mi tengono sveglia. Una letteratura che non parli mai delle infelicità umane non può dirsi tale. Una letteratura che non sia in qualche misura ‘pericolosa’ per la stabilità emotiva, per le certezze del lettore, del pari, non può dirsi tale. Le parole debbono indagare i nostri abissi più fondi, scandagliarne …

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Sette. Ego e coraggio

Scrivere aforismi è un gesto di generosità verso il lettore, oltre che di estremo egocentrismo: lasciare che chi legge rimugini sui nostri pensieri come se fossero qualcosa di essenziale, in certo qual modo completandoli, arricchendoli del proprio vissuto, giocando ad incastrarli nella propria esistenza; o incastrare, in essi, la propria esistenza. Cerchiamo, nelle pagine di …

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Quattro. La Parola e la Vita

È un gioco, la parola. Un magheggio. Vaneggiare malioso e accorto, disinvolto. Operosa quiete dell’animo intento e vigile, pronto a destarsi al primo sbadiglio. Solo in quell’ozio inesausto, nel tempo che trova il tempo di smarrirsi, l’ingegno trova di che nutricare se stesso. Quel sonno apparente, quell’immota positura, quell’inquieto ristare, è condizione ineludibile di ogni …

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