Teatro

Teatro, perché? Perché lì, per la prima volta, mi sono data il permesso di sbagliare. Per un attore l’errore, l’errare, il cercare instancabilmente nuovi modi di esistere, sono la sola via possibile per la creazione. Perché il Teatro è il solo luogo dell’arte in cui artista e opera ineluttabilmente coincidono: l’attore porta in scena il proprio corpo, la propria voce; egli stesso è la propria più grande opera d’arte e corre il rischio ad ogni respiro, combatte in prima linea. L’Infinito Possibile che il Teatro schiude, la scommessa di donare tutto con il rischio di perderlo e la sfida continua che esso promette, è il modo in cui scelgo di vivere: quello spazio di “troppa vita” in cui la vita, lungi dall’esaurirsi, si rinovella in ogni istante come araba fenice.