A Trovatura

Per chi, instancabilmente, cerca. Per chi crede ai fantasmi, alle vocazioni. E per chi, semplicemente, si lascia travolgere dal suono e danza su quel confine. Ancora e sempre, in disequilibrio.

Così si favella

Quel mattino, entrai nel bosco. Se tornai, non so dirlo. Ma ecco quel che vi trovai.

Un giorno, questa Terra sarà libera.

In un tempo perduto al fondo del ricordo, per proteggerli dalle razzie dei conquistatori, gli abitanti dell’Isola misero in salvo i suoi immensi tesori, celandoli in antri solitari e luoghi segreti.

Solo ai prescelti è rivelato in sogno dagli spiriti dei defunti e dalle fate come liberare i cumuli d’oro e preziosi protetti dai pircanti.

Che fine hanno fatto coloro che sono chiamati a grandi imprese?

Chi crede più alle nostre voci? Chi verrà a liberarla, questa Terra? Si domandano spiriti e folletti.

C’è ancora qualcuno disposto ad avventurarsi e rischiare per spignari u ‘ncatesimu e liberare le trovature?

***

…due strade divergevano in un bosco, e io – io presi la meno percorsa,
e quello ha fatto tutta la differenza

(Robert Frost)

***

A Trovatura – La Lupa Original Soundtrack

Voce e Movimento: Morgana Chittari

Fotografia, Musica, Montaggio video: Carmine Fotografie

La Lupa – Il podcast

America è cca! Episodio del podcast in cui si parla della legenda delle “Trovature”

La Lupa – Il sito

Il Mondo

Voglio procedere a passi ampi ed intentati nel mio destino. Tracciare un sentiero inesplorato. Potrei contraddirmi, smentirmi. Non ho un’anima, ma mille. Lasciatemi essere le mie moltiloquenti sfumature, le mie policromatiche fantasmagorie. Preferisco mille volte il dubbio, lo scoramento, questo cuore in disequilibrio, l’inquietudine.

C’è molta più vita in un sogno frustrato, in un angelo caduto.

Su ogni chimera vanita, cade il silenzio. Ma da quel “voler essere”, da quel “sognare di più” così umano, troppo umano, si leva un grido di prometeico orgoglio.

Un giorno, mentre dormivo, il Mondo andò in frantumi. Ecco cosa feci, dei miei cocci.

Il Mondo (acrilico, tempera e pastello su carta, 50×70)

Diafane Essenze

“somewhere I have never travelled, gladly beyond
any experience, your eyes have their silence:
in your most frail gesture are things which enclose me,
or which I cannot touch because they are too near

your slightest look easily will unclose me
though I have closed myself as fingers,
you always open petal by petal myself as Spring opens
(touching skillfully, mysteriously) her first rose”

Edward Estlin Cummings

Errabondo

“Ho lasciato una terra che non era la mia,
per un’altra che neppure lo è.
Mi sono rifugiato in un vocabolo d’inchiostro, avendo, come spazio, il libro;
parola di nessun luogo, essendo quella oscura del deserto.
Non mi sono coperto, la notte.
Non mi sono protetto dal sole.
Ho camminato nudo.
Da dove venissi, non aveva più importanza.
Dove mi recassi, non interessava a nessuno.
Vento, vi dico, vento.
E un po’ di sabbia nel vento.”

Edmond Jabès, Uno straniero con, sotto il braccio, un libro di piccolo formato

Miraggi

Quel che resta, di là dalle nubi,
in un cuore bambino.
Perché ciò che si nasconde,
non significa sia andato perduto.

“Bisogna essere pazzi, non sognatori.” (Cesare Pavese, Il mestiere di vivere)

Cyrano

Una Vita imperfetta, paga delle proprie

stravaganze. Una Felicità

incompiuta

strabocchevole ed inesausta. Di là dalla quale c’è ancora qualcosa

da sognare.

Cos’è un Sogno, se non un modo altro per dire la vita di quelli che non hanno saputo vivere se non tra le pagine?

“Lo so bene che alla fine mi vincerete; non importa: io mi batto! Mi batto! Tetragono a ogni ricatto!

(Disegna immensi mulinelli e si ferma ansimando)”.

Edmond Rostand, Cyrano De Bergerac

“Io sono solo un povero cadetto di Guascogna, però non la sopporto

la gente che non sogna.”

Francesco Guccini, Cyrano
http://www.youtube.com/watch?v=T_wnAnIM3cw

In-forme di vita

La notte faccio progetti,

vivo,

(ri)penso il mondo e lo distruggo.
Lo rifaccio nuovo.


Poi, mi desto: e sono il fantasma di sempre.

La notte, con le sue malìe, la sa più lunga della vita.

Ogni letizia in terra

È menzognero incanto

Di interminato pianto

Fonte è l’umano cor.

(Simon Boccanegra, G. Verdi, su libretto di F. M. Piave)