Diciassette. Mancanze

Scrivere, è gareggiare con Dio. Aspirare a sfiorare la vetta con la parola, simbolo della massima fragilità. Scrivere, è vomitare i propri rimorsi. Ed io, ho fatto indigestione di gesti mancati.

Nel tempo libero, mi dedico al catastrofismo.

E come fa un foglio a respirare oppresso da tutti questi segni neri?

Bisogno di piangere al cospetto di una luna che non ho veduto mai. Bisogno di occhi nuovi. Di vagare per luoghi che non mi conoscono, che non sanno di me, e si limitano a guardarmi dentro.

La voglia di dimenarmi, danzare freneticamente e, l’istante dopo, piangere ed immalinconirmi. Imperitura lotta di chi vive di contrasti, amando tutto ciò che respira e si dibatte tra un sentire ed il suo opposto.

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9 pensieri su “Diciassette. Mancanze

      1. Alessandro Gianesini

        Mi piacerebbe leggere quella lista: dev’essere interessante!
        Conoscendoti, però, non me la farai mai vedere, lasciando a me l’iniziativa di sbirciare tra gli afratti reconditi e cogliere quel che si insinua tra i picchi dei tuoi pensieri.

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      2. Alessandro Gianesini

        Già, il fascino del proibito, dell’entrare di soppiatto nelle tue grazie e carpire quello che celi. Ma poi rimetterlo al proprio posto, perché è quello il luogo consono a certe idee, pensieri e parole.

        Svelare, lasciando che i sensi s’appaghino senza essere saziati. 🙂

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