Tredici. Paradossi e presunzioni

Sono in buoni rapporti con la malattia. Mi circondo di gente che soffre.

Il paradosso dell’uomo: sapersi, avere coscienza di sé, coincide col non aderire mai davvero a se stessi, non combaciare con nulla.

La capacità di  trasfigurare il reale è ciò che ci salva dalla banalità.

Forse, il mio amore per il buio è frutto di una presunzione. Che domani vedrò il sole.

Facile dare, nell’abbondanza. La gratuità è di chi, nella privazione, ha dato il poco che aveva.

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7 pensieri su “Tredici. Paradossi e presunzioni

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