Sei. Sacrifici e turbamenti

Ciò che sarebbe potuto essere modella il corso dei nostri pensieri molto più di quel che è stato.

Non vi è gusto ad essere ‘poveri’. Diffidate da coloro che dicono di spregiare il denaro, gli agi della ricchezza, e se ne fanno vanto. Se mi mantengo in uno stato di sobrietà non è certo per amor di umiltà, ma per orgoglio: a salire la scala sociale occorre un atto di sfrontato servilismo, parola nella quale racchiudo la disponibilità a piegarsi a diletti e deliri del proprio benefattore. Essere in debito con qualcuno ci priva della più grande delle conquiste: l’indipendenza.

…ho spesso viaggiato in terza classe senza rammarico, ma sapendo perfettamente bene che sarei stato più comodo in prima. Infelice, sta bene, ma imbecille il meno possibile; e soprattutto rifiuto le consolazioni eroiche. Non c’è nulla di eroico nella povertà. È una delle più  cattive malattie del mondo (…). Son diventato diffidente degli ideali e degli eroismi: e l’indipendenza è un abito che costa caro. Diciamo dunque che ho il vizio dell’indipendenza e, come alcuni che hanno dei vizi, son disposto a pagare quello che costa, perché non ne posso fare a meno”. (Giuseppe Prezzolini, L’italiano inutile)

Un libro che suscita in noi alcun turbamento è tempo male investito. I libri debbono porci interrogativi, meglio ancora se insolubili. E noi, a nostro modo, dovremmo rispondere con un altro libro fatto di parole che, incontenibili, prorompono dai pensieri che dal testo scaturiscono. Se ciò non accade, se quella eco non risuona in noi, se ci sentiamo identici a come eravamo prima di prender tra le mani quel libro, a cosa sarà giovato esso se non a distrarci? Ma un libro non dovrebbe distrarci dalle angarie della vita, bensì sprofondarci in esse, prenderci la mano e camminare con noi sul sentiero malagevole, aiutarci non a distrarcene ma a districarci. Perturbarci, soprattutto, scuoterci dal sonno della ragione e obbligarci a rivoluzionare pensieri logori e consunti.

Desiderio inconsumabile di conoscere a fondo tutto ciò per cui gli uomini furono disposti a morire: la passione per il sacrificio, quella tensione morale all’olocausto di sé per una causa maggiore.

Riconoscere che molti esseri coi quali vorrei dialogare sono morti, o non sono mai esistiti.

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