Tre. Istanti e fallimenti

Non sarei niente, senza le mie incertezze.

La mia vita è un progetto costantemente eluso, deluso. È l’attesa trepidante per il finale di un’opera incompiuta. Frenesia d’essere Tutto, vertigine di non essere Nulla. Un gioco instancabile di vuoti e di pieni.

Avere un sogno. Temere di fallire. Peggio, temere d’aver successo.

Per vent’anni Millet lavorò ad una tela che raffigurava la stradina del suo paese d’origine. Non la portò a termine che due anni prima di morire. Non si arriva all’essenza di ciò che conta davvero se non dopo lungo e doloroso lavorìo interiore operato sull’anima dal tempo, dalle ferite che esso ci ha impresso. Dalle braccia che ci hanno stretto o respinto, dalle solitudini che abbiamo avuto il coraggio di affrontare. Solo al termine di questo viaggio, ciò che si cela nell’antro fondo del nostro essere si rivela. E solo allora ne abbiamo coscienza.

Nella vita, l’istante che estromette tutti gli altri, che seguono o precedono, è quello del dolore.

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.