Vertigine del Segno

Diffidate dall’idea astratta della scrittura.

Quella veste sognante, adorna di barbagli, amabile e ristoratrice, della quale sovente la si ammanta.

La parola scritta è

lacerazione. Doloroso disvelamento. Chiede

coraggio, abnegazione, per essere

vissuta.

La scrittura è, primamente, gesto.

Travolta, vinta, da tutto ciò che essa reca in sé di materico. Le morbidezze e le asprezze, il peso, l’odore, le fragilità e le ferite della

Pagina, vergine promessa e amante lasciva delle mie notti più ardenti e febbrili.

Travolta, vinta, da storie che recano impresso, nel loro trascolorare,

il sigillo del Tempo.

Travolta, vinta, dal modo in cui la penna preme, e gode, e geme. Quella pressione, infaticabile corteggiamento d’un amante battuto, tradito e mai pago, con cui la mano aderisce al foglio.

Le vertigini della penna.

Le

sue

fughe,

come il suo indugiare.

Sentirla, arrendevole o dominatrice, piegarsi all’empito della mano,

o prostrane le forze.

Sapendomi scaturigine del Segno, riconoscermi in quel gesto, in guisa di artefice e dio pantocratore.

Su ogni traccia, grava la mia anima più ascosa,

più vera.

Finalmente,

dolorosamente, libera.

Ché in quel gesto, e solo in quel gesto, essa sa di non potersi mentire.

(In copertina: Foto di Carmine Prestipino – https://www.carminefotografie.com/)

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